venerdì 31 luglio 2026

Point Blank


 

Inserita nel monumentale doppio album The River (1980), "Point Blank" rappresenta uno dei vertici drammatici e letterari della discografia di Bruce Springsteen. Lontana dalle cavalcate epiche e liberatorie di Born to Run, questa ballata cupa e cinematografica stringe l'inquadratura su un dramma intimo, spietato e privo di romanticismo.

Il titolo, che letteralmente significa "a bruciapelo" o "a distanza ravvicinata", funge da metafora centrale del brano. Springsteen non parla di violenza fisica o di armi da fuoco, ma di una violenza ben più subdola: quella della realtà che si abbatte sui sogni di gioventù, annientandoli senza lasciare scampo.

La canzone racconta il tragico disincanto di una donna (e, di riflesso, dell'uomo che la osserva) intrappolata in una vita che non le appartiene, segnata dalla delusione economica ed emotiva. Il "colpo a bruciapelo" è il momento esatto in cui ci si rende conto che il futuro promesso è svanito, sostituito dalla dura lotta per la sopravvivenza quotidiana.

L'introduzione della band, che abbiamo cercato di riprodurre con  una certa filologiam è dominata dalle note sospese e malinconiche del pianoforte, che creano un senso di attesa e di vuoto. Il ritmo avanza lento, quasi opprimente, sorretto da una linea di basso profonda.

L'interpretazione vocale è roca, sussurrata nei versi e disperata nel ritornello, quasi a voler comunicare la fatica di chi ha visto troppe promesse infrante (o almeno così vorrebbe essere....;), nella piena consapevolezza della irraggiungibilità dell'originale... ).

Insieme a tracce come Stolen Car o Racing in the Street, Point Blank segna la transizione definitiva del "Boss" verso una scrittura più matura, cruda e vicina al neorealismo americano. È un ritratto spietato della working class, dove la sconfitta non ha nulla di eroico, ma diventa una ferita invisibile e profonda con cui dover convivere. 

Un pezzo di puro artigianato narrativo che, a distanza di decenni, conserva intatta la sua devastante forza emotiva.

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domenica 26 luglio 2026

tdk80 live at Palazzo Ducale - Genova: creuza de ma' (audio)



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tdk80 every breath you take (video)


uno dei pezzi più suonati, cantati e fischiettati (e fraintesi) del mondo
anche noi lo sfidiamo dai primissimi '90, e piace sempre moltissimo
in questa versione si apprezza sicuramente la filologia eighties del chitarrista  Sciur Danieli, ma direi che tutto gira dignitosamente
 

mercoledì 22 luglio 2026

Hungry Hearts live Arquata : spirit in the night

 


esegesi (ovviamente dell'originale)

​"Spirit in the Night" è un'esplosione di energia giovanile, edonismo e libertà. 

Rappresenta la perfetta quintessenza del primo Springsteen: storie di strada, personaggi "sopra le righe" e quella sensazione elettrizzante che tutto possa accadere in una calda notte d'estate.
​La canzone racconta una scappatella notturna di un gruppo di amici sbandati diretti a Greasy Lake, un luogo quasi mitologico di evasione, alcol, sesso e rock 'n' roll.

Il vero protagonista sonoro del brano è Clarence Clemons. Il suo sassofono calmo, caldo e incredibilmente "groovy" trascina l'ascoltatore dritto nel cuore della notte. È uno dei primissimi esempi della magia tra Bruce e il Big Man.

Il pianoforte elettrico Fender Rhodes di David Sancious dà un tocco quasi jazz/R&B, sorretto dalle percussioni incalzanti di Vini Lopez e dal basso profondo di Garry Tallent.

​Springsteen dimostra fin da subito le sue incredibili doti da narratore, presentando una galleria di "emarginati" indimenticabili:
​Wild Billy: Il capo carismatico e un po' folle del gruppo.
​G-Man & Hazy Davy: Gli immancabili compagni di avventure.
​Killer Joe & Crazy Janey: Le figure che accendono la tensione romantica e sfrontata della notte.

I testi sono densi, frenetici e fortemente influenzati da Bob Dylan, ma con una visione tipicamente urbana ed energetica che appartiene solo a Springsteen.

Se la versione in studio è ottima, è sul palco che la canzone si trasforma in un vero e proprio rito collettivo. Nei concerti, la parte finale diventa una celebrazione scatenata tra Bruce, il pubblico e la band.

​"Spirit in the Night" è un biglietto di sola andata per i ruggenti anni '70 del New Jersey. Un classico fondamentale per capire le radici dell'E Street Band e la nascita di un mito.

Averci a che fare: spirit in the night è un pezzo difficile. Parecchio. Difficile da suonare, da interpretare e, in una parola, da "rendere"....: la band deve essere quadrata come non mai, ma al contempo sciolta come non mai; a cantarla diventavo matto: i testi dei primi album hanno una falsa metrica perfetta e diabolica, e certi acuti sono irraggiungibili (ovvero....: irraggiungibili con una voce che sia bella....terribile è chi dice borioso "la prendo" e poi sembra una berta in calore....meglio evitare con stile.....).

Speriamo in questo video, girato nel penultimo (se non sbaglio) concerto degli HH, di aver rispettato il Verbo e di non aver violato troppo le sacre partiture.......


domenica 19 luglio 2026

radio nowhere: quella notte ad Alessandria

 


Ci sono progetti storicamente corti ma non per questo meno importanti o belli.

Il progetto Radio Nowhere nasceva dalla passione mia e dell'ottimo Davide Ravetta per la musica del Boss. Nel mentre il grande progetto degli Hungry Hearts stava ahinoi tramontando, e l'idea di non suonare più la musica di Springsteen in giro non è che mi andasse molto.

Quindi ecco questa piccola serata in un bel ristorantino alessandrino,  tra amici e con un clima divertente e divertito.

Poi abbiamo pacificamente preso strade diverse, ma mai dire mai. Quella breve esperienza era stata molto piacevole (e Davide è molto bravo, sia alla chitarra che alla voce...: qui lo sentirete prevalentemente alle seconde voci, ma canta integralmente Atlantic City, lasciando a me la seconda)....

Trattasi della serata intera, visto che si tratta di un progetto "parole" (poche)  "e musica" (tanta).

Buon ascolto

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martedì 14 luglio 2026

25 APRILE 1914

 


Lavorare in studio è bellissimo. E' uno dei "giochi" musicali più divertenti in assoluto che si possano fare. 
Certo, lo studio deve essere buono (e lo era), il tecnico del suono capace (e lo era, oltre ad essere parte integrante del trio) e buono dev'essere il materiale su cui lavorare (e anche qui: lo era).
E' bello calibrare anche le singole note, valutare mood ed intenzione, mettere sulla bilancia anche quei dati difficili da misurare (come la "libidine", l'energia, la commozione, la verità, l'eventuale recita.....). E poi è bello dare il peso agli strumenti e al loro timbro, alla scelta dei suoni, alle parti soliste......
"Il respiro del tempo" è un album particolare, molto diverso da quello che lo seguirà e sul quale stiamo lavorando.
25 aprile 1914 lo rappresenta molto bene, ma ascolterete cose diverse e saremo curiosi e felici di conoscere le vostre opinioni.
Al disco "il respiro del tempo" hanno lavorato come autori Marco Gilardone (per la stra-grande maggioranza dei brani), Lorenzo FullG Bianchi ed Enrico Bagnasco), come strumentisti Marco Gilardone e Andrea Saidu, ospiti Stefano Gilardone e Guido Battaiola. Le voci sono di Lorenzo FullG Bianchi e di Marco Gilardone. 
Mentre il brano che pubblichiamo oggi è cantato da FullG e suonato interamente da Saidu e Gilardone.
Buon ascolto

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venerdì 10 luglio 2026

rendezvous !


 

Rendezvous (o Rendez-vous), originariamente composta da Bruce Springsteen ma resa celebre dalla versione live della Greg Kihn Band nel 1979 e successivamente inclusa da Springsteen stesso nell'album The Promise (2010), è un brano intriso di una sottile ma persistente ambiguità, un "rendezvous" con il proprio passato o un amore mai davvero concluso.

La forza del brano non risiede solo nel suo ritmo incalzante e nel ritornello memorabile, ma nella tensione lirica tra la rievocazione nostalgica di un tempo felice ("Rendezvous / We can meet by the riverside / Where the water’s cool and the moon is high") e l'incertezza del presente, simboleggiata dalla frase "But I can’t meet you half way, baby / It’s just too far for me to see" (Ma non posso incontrarti a metà strada, baby / È troppo lontano perché io possa vedere). Questa "tensione" si manifesta in un contrasto tra il desiderio di un "appuntamento" e l'impossibilità, o forse la riluttanza, di impegnarsi totalmente in un futuro condiviso.

Il testo è costellato di riferimenti a un passato ideale e apparentemente semplice, ma lo stesso "rendezvous" del titolo potrebbe essere inteso non solo come un incontro fisico, ma anche come un incontro mentale, una proiezione del desiderio su un ricordo sbiadito. Il narratore si rivolge a una figura che sembra essere rimasta congelata in un tempo indefinito, evocando l'innocenza dei giorni d'estate e la freschezza dell'acqua. L'immagine della "riverside" (riva del fiume) diventa un luogo simbolico, un confine tra il presente e il passato, tra il concreto e l'immaginario.

Il brano, pur mantenendo un'energia rock and roll tipica delle composizioni di Springsteen di quel periodo (fu scritta nel 1976), possiede una sfumatura malinconica che lo distanzia da una semplice canzone pop-rock. La versione di Greg Kihn, pur essendo un grande successo pop, cattura questa essenza nostalgica.

Rendezvous è una riflessione su un'epoca perduta e sull'incapacità di lasciarla andare completamente, un "appuntamento" che continua a svolgersi nella mente del protagonista, tra un "bacio" e una "risata" che forse non torneranno mai più.

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sabato 4 luglio 2026

TDK80 in concerto - Tortona - piazza dell'Annunziata 09.07.2026 h 21

 


genova per noi (live at Palazzo Ducale - Genova)

 


Non posso ovviamente che richiamare quanto già detto nella pubblicazione delle prove dei tdk , dovendo però aggiungere che suonare questo pezzo lì, con quella gente lì (che forse è come noi un po' selvatica), per noi che stiamo in fondo alla campagna è stata un'emozione incredibile, unica e (probabilmente) irripetibile.....con Conte che l'ha scritta e con sto meraviglioso casino di città che l'ha ispirata non resta che sentirsi in perenne debito

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lunedì 29 giugno 2026

Hungry Heart !

Se si dovesse scegliere un singolo brano per spiegare la straordinaria capacità di Bruce Springsteen di nascondere un abisso di malinconia esistenziale sotto una carrozzeria pop scintillante ed energica, quel brano sarebbe senza dubbio "Hungry Heart".

Pubblicato nel 1980 come singolo trainante del monumentale doppio album The River, il pezzo segnò una svolta commerciale cruciale nella carriera del Boss, diventando il suo primo grande successo da Top 5 nella classifica Billboard Hot 100.

La genesi del brano è ormai leggenda: Springsteen lo aveva inizialmente scritto per i Ramones dopo aver incontrato Joey Ramone a un concerto ad Asbury Park. Tuttavia, una volta ascoltato il potenziale del pezzo, il produttore e manager Jon Landau convinse Bruce a tenerlo per sé. Fu una scelta decisamente opportuna e azzeccata.



Musicalmente, "Hungry Heart" è un vibrante tributo al pop-rock degli anni '60, influenzato dalle produzioni di Phil Spector, dal sound della Motown e dalle armonie dei Beach Boys. Il piano saltellante di Roy Bittan e il sassofono avvolgente di Clarence Clemons trascinano l'ascoltatore in un ritmo irresistibile, arricchito dai cori (non accreditati ma inconfondibili) di Mark Volman e Howard Kaylan dei Turtles. Per rendere la traccia ancora più radiofonica e "fresca", la voce di Springsteen venne leggermente accelerata in fase di mixaggio, conferendole un timbro insolitamente giovanile e spensierato (questa, personalmente, l'ho sempre trovata una scelta discutibile).

Ma il vero colpo di genio risiede nel contrasto lirico. Dietro quel ritmo travolgente che fa battere il piede sin dalle prime note, si cela la storia di un uomo che abbandona tutto — moglie, figli e una vita stabile a Baltimore — per inseguire un'irrequietezza impossibile da placare. L'incipit è folgorante nella sua crudezza narrativa: "Got a wife and kids in Baltimore, Jack / I went out for a ride and I never went back".

Il fulcro del brano risiede nel celebre ritornello, preso in prestito da un verso del poema Ulisse di Alfred Tennyson: "Everybody's got a hungry heart" (Tutti hanno un cuore affamato). Springsteen non giudica il suo protagonista; ne fotografa la vulnerabilità. È la descrizione di quella fame cronica di vita, d'amore, di cambiamento o forse semplicemente di fuga, che accomuna ogni essere umano. Quella spinta irrazionale che fa terra bruciata del passato pur di riempire un vuoto interiore.

In poco più di tre minuti, "Hungry Heart" condensa la grande magia della scrittura springsteeniana: una canzone che si può ballare a squarciagola in uno stadio colmo di gente — come dimostra la tradizione live in cui il Boss lascia cantare l'intera prima strofa al pubblico — ma che, se letta nel silenzio della propria stanza, suona come una confessione intima, amara e straordinariamente lucida sulla natura umana. Un capolavoro di pop tragico e perfetto.

Dal punto di vista musicale e "nostro".

Beh, abbiamo dedicato ad Hungry Heart il nome del gruppo tributo col quale, per 12 splendidi anni, abbiamo "cavalcato" parecchi palchi portando in giro il Verbo del Boss....; quindi, è a dir poco ovvio che sia un pezzo che amiamo moltissimo. Per il vero io suono questo brano dal 1991, quando coi Bourbon's suonavo la batteria e cantavo (oggi penso che rischierei il ricovero dopo 3 pezzi......)

Divertente da suonare e cantare, ha quel senso di epicità che si sprigiona ad ogni nota. Un brano a dir poco esaltante.

Buon ascolto (la versione che sentite è tratta da un bel concerto degli HH, circa a metà anni '10, con qualche "aggiuntina" attuale....)

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tdk80 live at Palazzo Ducale creuza de ma' - Video

 


E' stato un momento folle e magico, da orchestrale e da kamikaze. 

Una sconsiderata buona fede, insensatezza pura: davanti a un pubblico di genovesi doc, nell'ambito di un evento privato, sulle terrazze del palazzo ducale, andare a fare "creuza de ma'".....

E uscirne, concedetemi "l'angolo autocentrato" , con alcuni bellissimi complimenti, quali "neanche a Genova la pronunciano così bene ", "era perfetta" e via sviolinando (senza alcun motivo per farlo che non potesse essere la verità, penso.....)

Quindi godiamoci in pieno questa soddisfazione, questa piccola grande vittoria in una cosa che è tutto tranne che una guerra, che ci fa sentire Genova, una città che già amiamo profondamente, ancora un po' più nostra......



martedì 23 giugno 2026

i misteri musicali di quasi fine giugno


 

MC music diffonde oggi questa foto misteriosa....una nuova canzone? parrebbe..... Sulla resistenza?!? Le date non tornano... Ma cos'è successo il 25 aprile del '14?

Pian piano si scoprirà tutto. 

Quello che possiamo fare è confermare che si tratta di una canzone inedita targata TrioQuater, primo singolo del primo disco del TrioQuater, di produzione MC Music, dall'ingresso "in formazione" del sottoscritto FullG...

Tenete d'occhio il Blog e le pagine FB (Lorenzo Bianchi e RAdio FullG)....: novità a breve 

baci

LB e MG

domenica 21 giugno 2026

due cani e la Luna


Ritorniamo, in attesa di nuovo (e imminente) materiale inedito, su quello che sicuramente è il nostro brano più "popolare", eseguito più volte dal vivo e sempre molto apprezzato.

Nel video di youtube c'è anche il testo, mentre su soundcloud c'è un leggero nuovo remixaggio.

Un brano che, dopo qualche anno, ci piace ancora molto.

E rinnoviamo i ringraziamenti a Riccardo Guasco per la splendida copertina.

Buon ascolto

ascolta due cani su soundcloud   



sabato 20 giugno 2026

tdk80 2026: le date!

 


09.01.2026 - società operaia Casalnoceto (al) 

21.02.2026 - Wally's pub Tortona

24.04.2026 - società Sarezzano (AL)

11.06.2026 - Fermento - Tortona

27.06.2026 - terrazze palazzo ducale - Genova

09.07.2026 - piazza annunziata  Tortona

28.08.2026 - la Colombera - Tortona

12.09.2026 - cascina Montagnola

17.09.2026 - Fermento - Tortona

05.12.2026 - teatro civico - Tortona

martedì 16 giugno 2026

loose ends

                                                                     foto di copertina: FullG
 

Loose Ends è uno di quei piccoli miracoli springsteeniani che ci ricordano quanto fosse incredibile la vena creativa di Bruce tra il 1979 e il 1980. È il classico brano che, per quasi chiunque altro, sarebbe stato il pezzo forte di un album, mentre per lui è rimasto per anni un "outtake" (uno scarto), vedendo la luce ufficialmente solo nel 1998 con il box set Tracks.

Registrata durante le sessioni di The River, la canzone cattura perfettamente quel suono "E Street Band" al suo apice:

  • Il Suono: È dominato dal glockenspiel e dall'organo di Danny Federici, che le conferiscono quell'atmosfera luminosa, quasi da "muro del suono" di Phil Spector, ma con un'energia rock più asciutta.

  • Il Tema: Come suggerisce il titolo, parla di "fili sospesi". È una cronaca amara della fine di una relazione dove la comunicazione si è interrotta. Il contrasto tra la musica trascinante e il testo malinconico è una tecnica già utilizzata più volte dal Boss, sempre spiazzante, sempre efficace.

Molti fan e critici si chiedono ancora come sia stato possibile escluderlo da The River. Bruce lo considerava forse "troppo pop" , in linea con altri brani del disco (come Hungry Heart o The Ties That Bind?). Di fatto in The River c'è ben di peggio.....: qui la potenza del ritornello e l'urgenza della voce rendono Loose Ends uno dei suoi migliori pezzi rock degli anni '80.

Ma il Boss lo sa....altrimenti non avrebbe iniziato alcuni concerti appunto con questo brano (vedi l'indimenticabile concerto di Torino....l'ultimo di Clarence dalle nostre parti....)

"It's a mistake to think that the ones that didn't make the cut weren't good enough. Often, they just didn't fit the story I was telling at that moment." — Bruce Springsteen sulla scelta degli outtakes.

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domenica 14 giugno 2026

My Hometown

 


E con questa concludiamo il "nostro" BITUSA, rendendo omaggio ad uno dei dischi più belli e importanti (e popolari) di sempre, nonché al nostro gruppo omaggio, esperienza grandiosa, per molto tempo vivente esempio della condivisione del Verbo springsteeniano con lo spirito giusto: il rock è una cosa divertente, ma è anche una cosa seria.

E ce l'abbiamo messa tutta (tutta quella che avevamo, che potevamo....), e penso che anche da questo album live si senta.....

Ora due parole sul pezzo:

Se Born in the U.S.A. è spesso ricordato per i suoi inni rock monumentali e i sintetizzatori squillanti, "My Hometown" rappresenta il cuore pulsante, intimo e malinconico del disco. È il perfetto contraltare alla title track: laddove quella urla di rabbia, questa sussurra di nostalgia e rassegnazione.

Musicalmente, il brano si poggia su un arrangiamento volutamente minimale. Un giro di basso profondo, una batteria dal ritmo ipnotico e costante, e tastiere avvolgenti che creano un'atmosfera sospesa, quasi cinematografica. La voce di Springsteen è calda, priva di graffio rock, ma carica di una profonda e dolorosa saggezza.

Il testo è un vero e proprio cortometraggio in tre atti che racconta la parabola di Freehold, New Jersey (la città natale del Boss), elevandola a simbolo di ogni provincia americana.... qui c'è tutto:

  • L'infanzia: Il ricordo nostalgico del padre che, fiero, mostra la città al figlio dal finestrino di un'auto.

  • La crisi: Le tensioni razziali degli anni '60 e il successivo declino economico degli anni '80, con le fabbriche che chiudono e i negozi del centro sbarrati.

  • Il ciclo che si ripete: Il finale in cui il protagonista, ormai adulto e rassegnato all'idea di dover abbandonare quel luogo per sopravvivere, prende in braccio suo figlio e gli dice, esattamente come fece suo padre: "Questa è la tua città natale".

Il dettaglio vincente: Springsteen non giudica mai. Racconta la desertificazione industriale e sociale con gli occhi di chi ama profondamente quei marciapiedi, rendendo il pezzo una ballata universale sulla perdita dell'innocenza e sul legame indissolubile con le proprie radici.In conclusione

"My Hometown" è di fatto un saggio socio-politico travestito da ballata pop-rock. Chiudere un album popolarissimo e "rumoroso" con una nota così intima e dolente è stata la mossa che ha consacrato Springsteen non solo come una popstar globale, ma come il vero poeta della working class americana. Un capolavoro di squisita amarezza.

buon ascolto:

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domenica 31 maggio 2026

dancing in the dark

 


Inclusa in Born in the U.S.A. (1984), "Dancing in the Dark" è il perfetto paradosso della discografia di Bruce Springsteen: il suo più grande successo commerciale nato da una crisi creativa e da un esplicito contrasto con il produttore Jon Landau, che esigeva un singolo forte per l'album. Oltre al consueto contrasto tra la "leggerezza" della musica e la profondità del testo......

A un primo ascolto superficiale, il brano si presenta come una radiosa traccia synth-pop anni '80. La base ritmica è dritta, martellante, dominata dal riff di sintetizzatore di Roy Bittan e dalla batteria dal sound gonfio ed esplosivo, tipico dell'epoca. È una svolta sonora che all'epoca fece storcere il naso ai puristi del rock potente, del muro di suono della E Street Band, ma che riletta oggi si rivela una mossa geniale: vestire di pop da classifica un pezzo di puro isolamento.

Il vero cuore di "Dancing in the Dark", infatti, sta -come anticipato- nel netto contrasto tra la musica ballabile e un testo profondamente cupo, quasi speculare alle atmosfere solitarie del precedente album Nebraska.

"I’m dying for some action / I’m sick of sitting ’round here trying to write this book"

Springsteen canta la frustrazione del blocco dello scrittore, l'alienazione di chi si sente vuoto ("I look in the mirror and I want to change my clothes, my hair, my face") e la disperata urgenza di una scintilla che lo faccia ripartire. Non è una canzone di gioia, è una preghiera ballabile per l'autoconservazione.

Potremmo riassumere come segue le caratteristiche della canzone:

  • Il Contrasto Emozionale: La disperazione della voce di Springsteen, che ringhia e raschia sulle note, strappa il brano dal rischio di diventare una canzonetta sintetica, mantenendolo ancorato alla terra e al sudore.

  • La Struttura Semplice ma Efficace: Non ci sono i lunghi assoli epici di Clarence Clemons alla fine (il sassofono fa solo brevi incursioni nel finale sfumato), tutto è concentrato sull'impatto immediato, sulla spinta propulsiva che deve catturare l'ascoltatore dal primo secondo.

  • Il Finale in Dissolvenza: A differenza delle versioni live, dove il pezzo si trasforma in una catarsi collettiva e un trionfo rock, la versione album sfuma (fade out) mentre Bruce continua a incitare e la band continua a spingere, lasciando intatta quell'idea di un loop infinito di ricerca e frustrazione.

La versione album di "Dancing in the Dark" è un capolavoro di artigianato pop-rock. Dimostra come Springsteen sia riuscito a piegare i suoni di plastica dei primi anni '80 per trasformarli in un veicolo di autentica urgenza esistenziale. Non è un tradimento del suo stile, ma l'ennesima prova che si può fare grande letteratura rock anche facendo ballare le masse (ovviamente, se si è capaci di farlo)....

Musicalmente diciamo che è un pezzo divertente da suonare, uno di quelli che se si caricano di "libidine", rischiano di prendere una velocità pericolosa.... Per anni l'abbiamo messo alla fine del concerto, valutando solo il lato "giocoso" del brano, e citando il balletto del video (con una giovanissima Courtey Cox) con la sventurata di turno....;)

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sabato 30 maggio 2026

Je sto vicino a te

 


brano che abbiamo sempre amato, bello e divertente da suonare, qui nella versione dei Bourbons, anno presumibile 1997-98, tratto da uno spettacolo che preparammo solo sulle canzoni di pino daniele ed ivano fossati...

(PS: nel soundcloud o nel Tubo trovate versioni molto più recenti, dei concerti dei tdk di questi anni, casomai qualcuno amasse le analisi comparative....;) )

buon ascolto

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mercoledì 20 maggio 2026

do it again

 


canzone inno d'un'epoca, conosciuta dagli stessi che non hanno mai sentito un disco degli Steely Dan....per carità, non certamente tutti, ma per questo pezzo, popolare fino all'imbarazzo (ma ormai, pian piano, sempre meno) ci siamo sentiti, in una notte di prove in una sala diversa dalla nostra, di sfidare la presunta banalità....

Rarità nel brano è soprattutto il mio micro solo di chitarra, mai fatto in altre occasione e che ben difficilmente si ripeterà

c'è comunque e sempre una libidine valida e spendibile(ovviamente proporzionato alle nostre possibilità)

tenete conto il chitarrista non è un chitarrista...;)

buon ascolto!

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sabato 16 maggio 2026

cross my heart

 


pezzo ritenuto minore, facente parte di quei due dischi di inizio '90 che il Capo osò fare "oltraggiosamente" senza la E Street, facendo incazzare i fans di stampo talebano, che allora, provocatoriamente, preferirono il pur ottimo "better days" di Southside Johnny ove la E Street c'era e suonava eccome....

io già allora, ostinato e contrario come sempre, li trovai dischi ottimi, ovviamente e giustamente diversi, col Capo in una forma vocale impressionante ed un suono davvero bello (ottimi musicisti ed ottime produzioni) in entrambi i dischi, diversissimi ma complementari...

qui omaggiamo quell'epoca (d'oro anche per noi.....boia faus, i vent'anni........) con uno dei brani che ho sempre amato di più, forse per quella flemma blues/rock che mi piace sempre tanto.....comunque sia...: 
buon ascolto!

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giovedì 14 maggio 2026

il "nostro" born in the USA: glory days

 

Uscita nel 1984 come singolo dell'album monumentale Born in the U.S.A., Glory Days di Bruce Springsteen è molto più di un inno rock spensierato (ovvero quello che potrebbe sembrare...). È una riflessione agrodolce sul tempo che passa, catturata con quella precisione cinematografica tipica del Boss.

Ecco perché questo brano continua a risuonare dopo decenni:

  • Il Contrasto Perfetto: La forza di Glory Days risiede nel contrasto tra la musica e il testo. Mentre il riff di sintetizzatore di Roy Bittan e il ritmo incalzante invitano a ballare, le parole raccontano di incontri casuali con vecchi compagni di scuola che non fanno altro che rimpiangere i "giorni di gloria" della giovinezza.

  • Personaggi Reali: Springsteen mette in scena archetipi in cui chiunque può immedesimarsi: l'ex campione di baseball del liceo che ora beve al bar e la ragazza che, un tempo bellissima, ora si ritrova sola a crescere i figli. È il ritratto della classe operaia americana che guarda nello specchietto retrovisore.

  • L'Ironia Finale: Nell'ultima strofa, Bruce entra personalmente nel brano, ammettendo che anche lui finirà per sedersi in un bar a raccontare storie del passato, sperando che i suoi stessi "giorni di gloria" non lo facciano sembrare troppo patetico. È un momento di onestà brutale nascosto in un pezzo da stadio.

  • Il Video Iconico: Girato da John Sayles in un bar nel New Jersey, il video rinforza l'immaginario del brano, mostrando Springsteen che gioca a baseball in un campo polveroso, alternando scene di vita quotidiana a performance cariche di energia con la E Street Band.

In sintesi: Glory Days è la canzone definitiva sulla nostalgia. Ci ricorda che, sebbene sia dolce ricordare i successi del passato, il rischio di restare intrappolati in quei ricordi è sempre dietro l'angolo.

Da suonare: pezzo divertente, non facilissimo "da tenere" ma soprattutto ho sempre trovato difficile "far uscire" il ritornello come meriterebbe. La versione di questa interpretazione integrale di BITUSA live degli HH la trovo giocosa, finale, bella energica. Un buon lavoro, persino muscolare ;)

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MESSER BECK WUNDERKAMMER


L'intenzione era quella di scrivere in maniera asettica, professionale ed imparziale, lontano da partigianerie e coinvolgimenti emotivi, ma non è possibile.

Io a MG ci siamo lasciati oltre una dozzina d'anni fa, allo scollinamento dell'allora splendido Trioquater, gruppo cover che viveva di una solida fama locale, formato da gente che da vivere se ne procurava altrove e in altro modo, e viveva la musica in una perenne, volontaria e libidinosa fase ludica.

Insomma....: lo lascio pianista e arrangiatore e ovviamente medico nel 2012 e me lo ritrovo splendido compositore nel 2025...E' diverso, più grande, in ogni senso, persino più smaccatamente buono (con l'età capita, ma solo ai migliori). E soprattutto me lo ritrovo compositore, alla ricerca di suoni, parole, voci (fortunatamente ama la mia) e della "forma canzone" più perfetta possibile.

Questo è il "suo" disco. Sono canzoni profonde, belle, senza tempo come tutte le cose migliori, figlie di mille padrini ma di un padre solo, in un concept album voce e piano che è una piccola grande delizia. All'autore interessa zero di essere al passo coi tempi: il tempo è una finzione. A lui piace scrivere cose che possano rimanere, che possano scavare nel profondo dell'anima senza far troppo male, ma lasciando pure qualche segnetto.... E le canzoni, più complesse rispetto alla classica struttura cantautorale (invece a me tanto cara), sono capaci di avere la bellezza dell'ascolto puro e la grazia dell'orecchiabilità (che quando non è la comoda coperta di canzoni banali di autori furbastri per cantanti cretini, potrebbe persino farti credere -almeno per quei tre minuti- all'esistenza di dio)....

Caratteristica dell'opera è appunto di essere voce e piano per tutto il disco: pur essendo MG un ottimo pianista....(lui negherebbe con forza) qui si affianca a Marco Forni, fenomeno della tastiera, degli arrangiamenti ecc...., che ha suonato con due o tre manciate di giganti della musica cosiddetta leggera...; tocco e idee meravigliose, un vero fuoriclasse, che veste le canzoni di MG in modo da renderle, ciascuna, perfetta, perfettamente concepita e realizzata.

Il disco è la finestra sull'anima di un uomo, e va sentito assolutamente di sera, sorseggiando qualcosa che renda giustizia alla persona  e all'autore (dunque astenersi limoncelli e farsi avanti whisky e calvados), nell'attesa delle prossime due opere,  ove avrò l'onore, sotto la sigla del Trioquater, di affiancare orgogliosemente il mio amico che lasciai stupidamente per poi inciampare nella fortuna di ritrovarlo Autore.

SENTI QUI IL DISCO

 

martedì 12 maggio 2026

una nuova (esaltante) avventura musicale

 


MCMusic nasce nel 2023 per iniziativa di Andrea Saidu e di Marco Gilardone. 

Negli studi Manafon e Balance nascono i primi dischi di canzoni originali a nome MrsCarril a partire dal 2024. 

Nel 2025 entra in squadra Lorenzo Bianchi e con lui parte il progetto TrioQuater (gruppo attivo negli anni 2010 come cover band) che si ripresenta in modo nuovo con materiale inedito (il primo disco atteso per fine estate). 

Nel 2026 esordisce Messer Beck con Wunderkammer che vede la straordinaria partecipazione di Marco Forni, già collaboratore di Jannacci, Fossati, Renato Zero, Ramazzotti e molti altri in veste di pianista e arrangiatore. 

Lontana da logiche perfidamente commerciali la label McMusic punta a prodotti che nascano da una seria motivazione artistica e da una sincera qualità di intenzioni.

https://linktr.ee/mrscarrilmusic

lunedì 4 maggio 2026

Genova per noi

 


Genova per noi per me non è una canzone normale, o una canzone qualunque.

E' mio padre, i racconti della Genova degli anni '60 ove studiava, è lo sguardo del piemontese perso nelle nebbie che s'illumina davanti a un sogno liberty fatto di mare, casino, focacce e sole. E' andare negli anni ottanta a gironzare nei vicoli a mangiare focaccia con gli amici e nei negozi di dischi a cercare i bootleg. E' andare a suonare liscio nella società di Pontedecimo o all'immortale Estoril lungomare quando finivano gli ottanta....

E' andare ancora oggi, neanche una settimana fa, a camminare per la città per spuntare a Boccadasse e mangiare il risotto di mare forse più buono di sempre in un'osteria che porta il nome di un'altra splendida canzone che facciamo (questa, però, tutta genovese che di più non si può).

E finalmente, complice un concerto che dovremmo fare nel cuore della città, ci siamo decisi a suonarla, cercando di farlo col tatto dovuto. Sicuramente, con amore.

Genova, dicevo, è un'idea come un'altra.

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sabato 2 maggio 2026

tdk 80 ci stiamo sbagliando (video live)


 

tratto dal primo splendido disco di Luca Carboni, "e intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film", capolavoro degli '80 concepito nel giro bolognese dell'immenso Dalla (qui presente sotto le mentite spoglie di Domenico Sputo) grazie anche e soprattutto alla penna/tastiera di Gaetano Curreri ed al tipico sound degli Stadio....

Un brano che amiamo moltissimo e che tendiamo a fare in ogni concerto

buona visione e buon ascolto




giovedì 30 aprile 2026

I'm going down


Eccoci alla puntuale pubblicazione a puntate  del "nostro" Born In The USA.

Oggi tocca a I'm Going Down", in assoluto uno dei miei pezzi preferiti del Boss e sicuramente il brano che ho suonato e cantato di più nei meravigliosi decenni di musica live (tolto il primo periodo, 1985-1988, ove il Boss con il liscio c'azzeccava poco..., diciamo che è quantomeno dal 1990 che lo suono dal vivo, e, cosa bella ma mai scontata, sempre divertendomi).

Un pezzo che sa di America, profondamente springsteeniano come forma e contenuto (come un tempo si sarebbe detto dei temi), anche se va dato atto che è un brano relativamente poco suonato in concerto dal suo autore.....ci abbiamo pensato noi, in tutti questi anni, a compensare.....! ;) )

buon ascolto! 

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domenica 26 aprile 2026

e penso a te

 


Misurarsi con la musica di Battisti è sempre difficilissimo: troppo amati (poiché splendidamente amabili) gli originali, e spesso troppo bravi gli interpreti che in tale compito si sono adoperatti (Mina, Vanoni, jazzisti vari....). Però è anche pieno di cagnùs che massacrano  il povero Lucio nei deprimenti piano bar o nell'infinito orrore dei karaoke. E questo è un plastico esempio di argomento tanto consolante quanto confessoriamente benaltristico.

Sta di fatto che periodicamente facciamo.......

Qui si era a Torino nel 2010 (sia traccia che foto), purtroppo non avendo segnato con più precisione un "dove". Certo c'era gente che mangiava e beveva, una band che cercava di far meno male possibile al Genio battistiano, un estasiato nel pubblico che lancia l'applauso.

buon ascolto

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sabato 25 aprile 2026

let's dance live 24.04.26

 

                                                                        foto di pietro ruffini

ambiente splendidamente felliniano, apericena con scopo benefico, un sacco di bambini e musica per i genitori

riceviamo e pubblichiamo questo video filmato da sodaliziosmart , che ringraziamo




martedì 21 aprile 2026

HH Purple Rain

 


registrata dagli HH nell'aprile del 2016

pubblicata per la prima volta oggi, 21.04.2026, per il decennale della scomparsa di Prince

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purple rain, acusticando nottetempo......


un piccolo modo di omaggiare colui che ci lasciò 10 anni fa e che segnò, forse come nessun altro, la nostra formazione musicale, colonna sonora della gioventù (una gioventù musicalmente ancora molto fortunata) e romanzo di formazione anche ben oltre la gioventù.....

qui ovviamente non c'è tutto questo, ma solo un sentito omaggio in solitaria.......



sabato 18 aprile 2026

va bene va bene così

 

quando uscì questo brano eravamo fan da poco, da quel Bollicine, folle, geniale e provocatorio, uscito poco prima del live destinato a ospitare, appunto, "va bene............" come unica inedita dell'album......
E "va bene........." col suo incedere, con quei tre accordi, quella voce da drugo perso e quel meraviglioso stacco di batteria ci piacque da subito tantissimo....
....così come impazzimmo per l'omonimo disco live, zeppo dei successi fino ad allora, e alla fin fine spartiacque come tutti i live dell'epoca.....
noi abbiamo deciso di dedicarci a questo brano ispirandoci ad una versione quasi "lounge" che sentimmo da qualche parte..... Capimmo che nel caso di Vasco, come del resto nel caso di quasi tutti i grandi, è stupidotto misurarsi con versioni sovrapponibili agli originali.
Meglio farle diverse che uguali più brutte.

buon ascolto
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martedì 14 aprile 2026

Bobby Jean

 


Pubblicata nel 1984 all'interno dell'album dei record Born in the U.S.A., "Bobby Jean" occupa un posto speciale nel cuore dei fan di Bruce Springsteen. Nonostante il ritmo incalzante e l'energia rock tipica della E Street Band, il brano nasconde una delle riflessioni più intime e malinconiche del Boss sul tema dell'amicizia e del distacco.

La canzone è universalmente interpretata come una lettera aperta a Steve Van Zandt, storico chitarrista della band e amico fraterno di Springsteen, che lasciò il gruppo proprio durante le sessioni di registrazione dell'album per intraprendere la carriera solista.

Invece di cedere al risentimento per l'abbandono, Springsteen scrive un testo carico di gratitudine. Il brano descrive il vuoto lasciato da qualcuno che se n'è andato senza saluti formali ("I came by your house the other day, your mother said you went away"), accettando però il cambiamento come parte inevitabile della vita.

Le caratteristiche della canzone:

  • Il Sassofono di Clarence Clemons: Il finale della canzone è dominato da un assolo iconico di Clarence Clemons. Quel suono lungo e struggente sembra dare voce a tutto ciò che le parole non riescono a esprimere, diventando il simbolo sonoro di un legame indissolubile. Insieme a Jungleland è forse l'unico assolo intoccabile, nel quale nessuno (neppure Loro) si permette di cambiare una sola nota...

  • L'Universalità del Testo: Sebbene dedicata a un amico, Springsteen usa un nome ambiguo ("Bobby Jean") che permette a chiunque di immedesimarsi, rendendo il pezzo un inno a tutti quegli affetti che si perdono nel tempo ma restano vivi nella memoria...: c'è (almeno) un Bobby Jean nella vita di ciascuno di noi....

  • Il Messaggio Finale: La frase "I'm just calling one last time, not to change your mind, but just to say I miss you, baby, good luck, goodbye" è forse il saluto più onesto e privo di egoismo della storia del rock.

Ancora oggi, durante i concerti, "Bobby Jean" rappresenta uno dei momenti di massima connessione emotiva tra Bruce e il suo pubblico. È il brano che celebra la fratellanza, ricordandoci che, anche se le strade si dividono, la musica e i ricordi condivisi restano un terreno comune dove potersi sempre ritrovare.

Dal punto di vista musicale, Bobby Jean è un brano assolutamente esaltante, facile da suonare e dalla resa (quasi) garantita. Certo, come tutti i pezzi del Capo, va "tenuta", tantopiù che è "martellata" con poca dinamica dall'inizio alla fine. Chiaro che alla fine il sassofono deve fare bene il suo "obbligato" dovere (ma devo dire che i tre della nostra storia, Batta, Greg e (qui presente) Mauri, son sempre stati bravissimi)

buon ascolto

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venerdì 10 aprile 2026

the river (facendosi prendere la mano...........)

 



Brano eseguito millemila volte nel decennio (abbondante) di storia degli HH....e questa NON è certamente la versione migliore...
Io avevo la voce distrutta, la band era manipolata per assenza del nostro vak, misteriosamente non suono l'armonica e alla fine, come dire, ci facciamo un po' prendere la mano......
Ma.....analizziamo nell'ordine:...la mia voce rotta non è mai stata così meravigliosamente waitsiana; vak era  più che degnamente sostituito da quel muro di suono che era Ricky; al posto dell'armonica un intro notevole del piano di Peppone e assoli notevolissimi di Branzo e Batta, anche insieme; ci facciamo prendere la mano e negli ultimi minuti c'è forse un pelo di casino.....? Ok, vero: ma non è tutto bellissimo???