Pubblicata nel 1984 all'interno dell'album dei record Born in the U.S.A., "Bobby Jean" occupa un posto speciale nel cuore dei fan di Bruce Springsteen. Nonostante il ritmo incalzante e l'energia rock tipica della E Street Band, il brano nasconde una delle riflessioni più intime e malinconiche del Boss sul tema dell'amicizia e del distacco.
La canzone è universalmente interpretata come una lettera aperta a Steve Van Zandt, storico chitarrista della band e amico fraterno di Springsteen, che lasciò il gruppo proprio durante le sessioni di registrazione dell'album per intraprendere la carriera solista.
Invece di cedere al risentimento per l'abbandono, Springsteen scrive un testo carico di gratitudine. Il brano descrive il vuoto lasciato da qualcuno che se n'è andato senza saluti formali ("I came by your house the other day, your mother said you went away"), accettando però il cambiamento come parte inevitabile della vita.
Le caratteristiche della canzone:
Il Sassofono di Clarence Clemons: Il finale della canzone è dominato da un assolo iconico di Clarence Clemons. Quel suono lungo e struggente sembra dare voce a tutto ciò che le parole non riescono a esprimere, diventando il simbolo sonoro di un legame indissolubile. Insieme a Jungleland è forse l'unico assolo intoccabile, nel quale nessuno (neppure Loro) si permette di cambiare una sola nota...
L'Universalità del Testo: Sebbene dedicata a un amico, Springsteen usa un nome ambiguo ("Bobby Jean") che permette a chiunque di immedesimarsi, rendendo il pezzo un inno a tutti quegli affetti che si perdono nel tempo ma restano vivi nella memoria...: c'è (almeno) un Bobby Jean nella vita di ciascuno di noi....
Il Messaggio Finale: La frase "I'm just calling one last time, not to change your mind, but just to say I miss you, baby, good luck, goodbye" è forse il saluto più onesto e privo di egoismo della storia del rock.
Ancora oggi, durante i concerti, "Bobby Jean" rappresenta uno dei momenti di massima connessione emotiva tra Bruce e il suo pubblico. È il brano che celebra la fratellanza, ricordandoci che, anche se le strade si dividono, la musica e i ricordi condivisi restano un terreno comune dove potersi sempre ritrovare.
Dal punto di vista musicale, Bobby Jean è un brano assolutamente esaltante, facile da suonare e dalla resa (quasi) garantita. Certo, come tutti i pezzi del Capo, va "tenuta", tantopiù che è "martellata" con poca dinamica dall'inizio alla fine. Chiaro che alla fine il sassofono deve fare bene il suo "obbligato" dovere (ma devo dire che i tre della nostra storia, Batta, Greg e (qui presente) Mauri, son sempre stati bravissimi)
buon ascolto

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