martedì 31 marzo 2026

no surrender


Ed eccoci alla nostra pubblicazione del "nostro" BITUSA a puntate, ogni 15 giorni:

Pubblicato nel 1984 all’interno del colossale successo di Born in the U.S.A., "No Surrender" è molto più di una semplice traccia rock: è l’inno definitivo alla fratellanza, alla resistenza e al potere salvifico del rock 'n' roll.

Se l'album è spesso ricordato per i suoi sintetizzatori anni '80 (critica ovviamente esagerata per un capolavoro qual è...) e l'energia da stadio (e questo è vero), questo brano ne rappresenta il cuore emotivo più puro.

Il testo è una celebrazione dell'amicizia giovanile, ispirata in gran parte al legame tra Springsteen e il chitarrista della E Street Band, Steven Van Zandt. Versi come "We made a promise we swore we'd always remember" evocano un patto stretto in gioventù: quello di non conformarsi mai e di non tradire i propri sogni per le comodità dell'età adulta.

Uno dei momenti più iconici della canzone è la dichiarazione d'amore per la musica:

"We learned more from a three-minute record, baby, than we ever learned in school."

In questa frase è racchiusa l'intera filosofia del Boss: la convinzione che le canzoni non siano solo intrattenimento, ma bussole morali capaci di spiegare il mondo meglio di qualsiasi libro di testo. Ed è evidente che da queste parti non gli si dà torto....

Esistono due modi principali per vivere "No Surrender":

  1. La versione Rock: Quella dell'album, un'esplosione di batteria e chitarre che invita a correre e a gridare contro le avversità.

  2. La versione Acustica: Resa celebre durante il tour di Born in the U.S.A. (su insistenza di Van Zandt), trasforma l'inno in una ballata malinconica e riflessiva, sottolineando il peso degli anni che passano e la fatica di mantenere quelle promesse.

In definitiva, "No Surrender" non è un invito all'ostinazione cieca, ma un promemoria: mantenere vivo quel "fuoco" interiore è l'unico modo per non farsi schiacciare dal tempo e dalle sue malizie.....

Dal punto di vista musicale, no surrender è un pezzo difficilissimo da rendere: andatevi a sentire i bootleg ma anche i live legalizzati: anche la E Street non penso abbia mai dato alle stampe una versione senza qualche grosso errore: ha tutto per essere un insidia. Un riff chitarristico che se non sei a 440 (ovvero perfettamente accordato, e su quelle note alte, soprattutto live, è difficile esserli) si sente da dio, un ritmo incalzante che non puoi mollare un secondo, un'infinita varietà di cori ( quindi un'infinita possibilità di stonare, un testo che non sai dove respirare, ecc....

Qui, noi abbiamo fatto la nostra bella parte di errori, ma anch'essi, dunque, filologici.

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Piccola post produzione, anche aggiuntiva, nel marzo del '26


domenica 29 marzo 2026

le traiettorie delle mongolfiere


oggi, 30.03.2026, è il giorno in cui troviamo doveroso omaggiare una grande voce del cantautorato italiano, scomparsa dieci anni fa
Gianmaria Testa dei piemontesi aveva il garbo ed il sostanzialismo. Faceva canzoni bellissime e concerti pieni di emozioni vere.
Quanto si dovessero raggiungere le masse, oltre quei bei teatri che comunque riempiva e una manciata di dischi uno più bello dell'altro, era questione residuale rispetto, appunto, alla sostanza delle note, della voce, delle parole, delle atmosfere.
Probabilmente GMT è stato l'ultimo dei cantautori storici.
Ha chiuso col suo garbo la propria storia quanto quella di una delle scuole musicali più importanti di sempre e di ovunque (quella appunto del nostro cantautorato).
Mi son sentito in dovere di omaggiarlo, e di farlo ricordare a chi magari allora non ebbe occasione di conoscerlo.
Buon ascolto

out in the street

 


anno 2018, il penultimo concerto degli HH (da lì in avanti il rapporto con la musica del Boss diventerà sostanzialmente una "questione personale", e raramente di singoli brani proposti con i tdk dal vivo)

ancora una buona performance, con un Gila alla batteria davvero clamoroso (in questa traccia fa cose sublimi, mentre il sottoscritto si beve una strofa e la band è straordinaria nel recupero e nella missione "salvate il soldato FullG".....)

buon ascolto:

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sabato 28 marzo 2026

vedrai vedrai / mi sono innamorato di te


Con le canzoni di Luigi Tenco ci siamo misurati pochissimo: nella parentesi iniziale del liscio (1986/88), nella mezz'oretta dedicata agli anni sessanta e poi questa volta, quando entrammo in studio a registrare qualcosa col Trio Quater (dalle sessioni nacque Blus Brodo, il nostro secondo disco autoprodotto, dal quale misteriosamente Tenco rimase fuori per lasciar spazio a cose (alcune, ovviamente non tutte) che oggi reputo decisamente peggiori)....

Il fatto è che Tenco è difficilissimo da rendere, come tutti quelli realmente bravi.
Ovviamente l'approccio che abbiamo scelto non è imitativo, ma filologico e rispettoso.

D'altra parte come non si può non adorare uno che inizia una canzone con "mi sono innamorato di te perché non avevo niente da fare" ....?
Un vero rivoluzionario, molto più di alcuni portatori di messaggi politici spesso comodi o di pseudo incazzati ribelli da salotto con le scarpe firmate....

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giovedì 19 marzo 2026

The Wrestler

 


Pezzo epocale (meritevole di Oscar), naturalmente irraggiungibile, che suonammo anni fa nelle varie avventure acustiche (pubbliche e non), qui in una delle classiche registrazioni in solitaria (dette anche "della verandissima"), con qualche minima post produzione ma rigorosamente low fi.
buon ascolto






domenica 15 marzo 2026

the van morrison songbook ep: whenever god shines his light

 


il nostro amore per Van "the Man" Morrison è assoluto e risalente agli anni '80 (per ragioni anagrafiche: fossimo più vecchi lo ameremmo anche da prima....); corriamo sempre a comprare i suoi dischi, ci incazziamo per quelli inutili (purtroppo, tanti), gli spaccheremmo sulla testa quel sassofono che suona oggettivamente malissimo, ma periodicamente ci incantiamo davanti a quella meravigliosa voce e a quelle ballate che ancora, ogni tanto, gli escono e che abitano ormai sporadicamente i suoi dischi, quasi fossero un meraviglioso "errore".

Ma non potevamo, obiettivamente, non omaggiarlo. Per un certo periodo pensammo a un tributo, ed iniziammo le prove. Poi, come i 3/4 dei nostri progetti, è tramontato ed ha virato in altro.....Ma qualche traccia, come (quasi) sempre rigorosamente low fi, è rimasta, e ve la propongo volentieri.

Buon ascolto





sabato 14 marzo 2026

I'm on fire

Pubblicata nel 1984 come quarto singolo dell’album leggendario Born in the U.S.A., "I’m on Fire" rappresenta uno dei momenti più intimi, magnetici e sottilmente inquietanti della carriera di Bruce Springsteen.

A differenza degli inni rock da stadio che popolano il resto del disco, questo brano si distingue per la sua brevità (appena 2 minuti e 36 secondi, viene dilatato, ma neanche poi di tanto, nelle versioni live) e per una tensione trattenuta che non esplode mai del tutto.

Il brano è costruito su un arrangiamento minimale:

  • Il Beat: Un ritmo di batteria  costante (rim continuo, senza feel particolari) che ricorda il ticchettio di un orologio o un battito cardiaco accelerato.

  • La Chitarra: Un riff pulito, riverberato, tipicamente rockabilly, che crea un senso di spazio e solitudine.

  • I Sintetizzatori: Tappeti sonori soffusi che avvolgono la voce roca e sussurrata del Boss.

Il testo non parla di un amore romantico da cartolina, ma di una pulsione viscerale. Springsteen utilizza la metafora del fuoco per descrivere un desiderio che rasenta l'ossessione e l'insonnia.

"Sometimes it's like someone took a knife, baby, edgy and dull / and cut a six-inch valley through the middle of my soul."

Questi versi descrivono un vuoto emotivo quasi fisico. La canzone trasmette un senso di urgenza e di pericolo, enfatizzato dal celebre finale in cui la voce di Bruce sfuma in un ululato malinconico, lasciando l'ascoltatore sospeso in quella tensione irrisolta.

Nonostante la sua struttura atipica per le radio degli anni '80, il singolo raggiunse la Top 10 negli Stati Uniti e in molti paesi europei. Il video musicale, diretto da John Sayles, enfatizzò l'immagine di Springsteen come l'archetipo dell'uomo della working class, solitario e tormentato, consolidando il suo status di icona globale.

Ancora oggi, "I’m on Fire" resta uno dei brani più reinterpretati (da artisti come Johnny Cash a Lana Del Rey), a dimostrazione che la vera intensità non ha bisogno di grandi volumi per farsi sentire.

Nel nostro piccolo, posso dire che è un pezzo che viene bene solo se lo "senti" molto e se la band lo "tiene" (chi suona capisce perfettamente cosa intendo): in questa serata da BITUSA integrale, ne abbiamo fatta una dignitosa versione, con un'accelerata sensibile nella seconda metà, non inficiante il resto, per fortuna....

 buon ascolto:

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sabato 7 marzo 2026

I Gotsta Get Paid

 


Costola Blues di altri gruppi, spinoff che neanche star wars..., i Rumble Asses periodicamente stupiscono per incursioni pesanti nel blues più fumoso e cantinaro.....

Qui si omaggiano i mai troppo lodati ZZTop....atto unico e non ripetuto, né suonato live....

Certo che riascoltando il blues elettrico mi sale l'effetto caldarroste: incontenibile voglia......

buon ascolto!

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mercoledì 4 marzo 2026

vai in Africa Celestino (pezzi)

 


una bella versione, bella tirata, con la band che gira bene bene

il pezzo, un De Gregori particolarmente dylaniato (il brano è cugino primo...diciamo...di Broken), ma decisamente ispirato

2026

buon ascolto

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