L'intenzione era quella di scrivere in maniera asettica, professionale ed imparziale, lontano da partigianerie e coinvolgimenti emotivi, ma non è possibile.
Io a MG ci siamo lasciati oltre una dozzina d'anni fa, allo scollinamento dell'allora splendido Trioquater, gruppo cover che viveva di una solida fama locale, formato da gente che da vivere se ne procurava altrove e in altro modo, e viveva la musica in una perenne, volontaria e libidinosa fase ludica.
Insomma....: lo lascio pianista e arrangiatore e ovviamente medico nel 2012 e me lo ritrovo splendido compositore nel 2025...E' diverso, più grande, in ogni senso, persino più smaccatamente buono (con l'età capita, ma solo ai migliori). E soprattutto me lo ritrovo compositore, alla ricerca di suoni, parole, voci (fortunatamente ama la mia) e della "forma canzone" più perfetta possibile.
Questo è il "suo" disco. Sono canzoni profonde, belle, senza tempo come tutte le cose migliori, figlie di mille padrini ma di un padre solo, in un concept album voce e piano che è una piccola grande delizia. All'autore interessa zero di essere al passo coi tempi: il tempo è una finzione. A lui piace scrivere cose che possano rimanere, che possano scavare nel profondo dell'anima senza far troppo male, ma lasciando pure qualche segnetto.... E le canzoni, più complesse rispetto alla classica struttura cantautorale (invece a me tanto cara), sono capaci di avere la bellezza dell'ascolto puro e la grazia dell'orecchiabilità (che quando non è la comoda coperta di canzoni banali di autori furbastri per cantanti cretini, potrebbe persino farti credere -almeno per quei tre minuti- all'esistenza di dio)....
Caratteristica dell'opera è appunto di essere voce e piano per tutto il disco: pur essendo MG un ottimo pianista....(lui negherebbe con forza) qui si affianca a Marco Forni, fenomeno della tastiera, degli arrangiamenti ecc...., che ha suonato con due o tre manciate di giganti della musica cosiddetta leggera...; tocco e idee meravigliose, un vero fuoriclasse, che veste le canzoni di MG in modo da renderle, ciascuna, perfetta, perfettamente concepita e realizzata.
Il disco è la finestra sull'anima di un uomo, e va sentito assolutamente di sera, sorseggiando qualcosa che renda giustizia alla persona e all'autore (dunque astenersi limoncelli e farsi avanti whisky e calvados), nell'attesa delle prossime due opere, ove avrò l'onore, sotto la sigla del Trioquater, di affiancare orgogliosemente il mio amico che lasciai stupidamente per poi inciampare nella fortuna di ritrovarlo Autore.
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