venerdì 31 luglio 2026

Point Blank


 

Inserita nel monumentale doppio album The River (1980), "Point Blank" rappresenta uno dei vertici drammatici e letterari della discografia di Bruce Springsteen. Lontana dalle cavalcate epiche e liberatorie di Born to Run, questa ballata cupa e cinematografica stringe l'inquadratura su un dramma intimo, spietato e privo di romanticismo.

Il titolo, che letteralmente significa "a bruciapelo" o "a distanza ravvicinata", funge da metafora centrale del brano. Springsteen non parla di violenza fisica o di armi da fuoco, ma di una violenza ben più subdola: quella della realtà che si abbatte sui sogni di gioventù, annientandoli senza lasciare scampo.

La canzone racconta il tragico disincanto di una donna (e, di riflesso, dell'uomo che la osserva) intrappolata in una vita che non le appartiene, segnata dalla delusione economica ed emotiva. Il "colpo a bruciapelo" è il momento esatto in cui ci si rende conto che il futuro promesso è svanito, sostituito dalla dura lotta per la sopravvivenza quotidiana.

L'introduzione della band, che abbiamo cercato di riprodurre con  una certa filologiam è dominata dalle note sospese e malinconiche del pianoforte, che creano un senso di attesa e di vuoto. Il ritmo avanza lento, quasi opprimente, sorretto da una linea di basso profonda.

L'interpretazione vocale è roca, sussurrata nei versi e disperata nel ritornello, quasi a voler comunicare la fatica di chi ha visto troppe promesse infrante (o almeno così vorrebbe essere....;), nella piena consapevolezza della irraggiungibilità dell'originale... ).

Insieme a tracce come Stolen Car o Racing in the Street, Point Blank segna la transizione definitiva del "Boss" verso una scrittura più matura, cruda e vicina al neorealismo americano. È un ritratto spietato della working class, dove la sconfitta non ha nulla di eroico, ma diventa una ferita invisibile e profonda con cui dover convivere. 

Un pezzo di puro artigianato narrativo che, a distanza di decenni, conserva intatta la sua devastante forza emotiva.

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domenica 26 luglio 2026

tdk80 live at Palazzo Ducale - Genova: creuza de ma' (audio)



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tdk80 every breath you take (video)


uno dei pezzi più suonati, cantati e fischiettati (e fraintesi) del mondo
anche noi lo sfidiamo dai primissimi '90, e piace sempre moltissimo
in questa versione si apprezza sicuramente la filologia eighties del chitarrista  Sciur Danieli, ma direi che tutto gira dignitosamente
 

mercoledì 22 luglio 2026

Hungry Hearts live Arquata : spirit in the night

 


esegesi (ovviamente dell'originale)

​"Spirit in the Night" è un'esplosione di energia giovanile, edonismo e libertà. 

Rappresenta la perfetta quintessenza del primo Springsteen: storie di strada, personaggi "sopra le righe" e quella sensazione elettrizzante che tutto possa accadere in una calda notte d'estate.
​La canzone racconta una scappatella notturna di un gruppo di amici sbandati diretti a Greasy Lake, un luogo quasi mitologico di evasione, alcol, sesso e rock 'n' roll.

Il vero protagonista sonoro del brano è Clarence Clemons. Il suo sassofono calmo, caldo e incredibilmente "groovy" trascina l'ascoltatore dritto nel cuore della notte. È uno dei primissimi esempi della magia tra Bruce e il Big Man.

Il pianoforte elettrico Fender Rhodes di David Sancious dà un tocco quasi jazz/R&B, sorretto dalle percussioni incalzanti di Vini Lopez e dal basso profondo di Garry Tallent.

​Springsteen dimostra fin da subito le sue incredibili doti da narratore, presentando una galleria di "emarginati" indimenticabili:
​Wild Billy: Il capo carismatico e un po' folle del gruppo.
​G-Man & Hazy Davy: Gli immancabili compagni di avventure.
​Killer Joe & Crazy Janey: Le figure che accendono la tensione romantica e sfrontata della notte.

I testi sono densi, frenetici e fortemente influenzati da Bob Dylan, ma con una visione tipicamente urbana ed energetica che appartiene solo a Springsteen.

Se la versione in studio è ottima, è sul palco che la canzone si trasforma in un vero e proprio rito collettivo. Nei concerti, la parte finale diventa una celebrazione scatenata tra Bruce, il pubblico e la band.

​"Spirit in the Night" è un biglietto di sola andata per i ruggenti anni '70 del New Jersey. Un classico fondamentale per capire le radici dell'E Street Band e la nascita di un mito.

Averci a che fare: spirit in the night è un pezzo difficile. Parecchio. Difficile da suonare, da interpretare e, in una parola, da "rendere"....: la band deve essere quadrata come non mai, ma al contempo sciolta come non mai; a cantarla diventavo matto: i testi dei primi album hanno una falsa metrica perfetta e diabolica, e certi acuti sono irraggiungibili (ovvero....: irraggiungibili con una voce che sia bella....terribile è chi dice borioso "la prendo" e poi sembra una berta in calore....meglio evitare con stile.....).

Speriamo in questo video, girato nel penultimo (se non sbaglio) concerto degli HH, di aver rispettato il Verbo e di non aver violato troppo le sacre partiture.......


domenica 19 luglio 2026

radio nowhere: quella notte ad Alessandria

 


Ci sono progetti storicamente corti ma non per questo meno importanti o belli.

Il progetto Radio Nowhere nasceva dalla passione mia e dell'ottimo Davide Ravetta per la musica del Boss. Nel mentre il grande progetto degli Hungry Hearts stava ahinoi tramontando, e l'idea di non suonare più la musica di Springsteen in giro non è che mi andasse molto.

Quindi ecco questa piccola serata in un bel ristorantino alessandrino,  tra amici e con un clima divertente e divertito.

Poi abbiamo pacificamente preso strade diverse, ma mai dire mai. Quella breve esperienza era stata molto piacevole (e Davide è molto bravo, sia alla chitarra che alla voce...: qui lo sentirete prevalentemente alle seconde voci, ma canta integralmente Atlantic City, lasciando a me la seconda)....

Trattasi della serata intera, visto che si tratta di un progetto "parole" (poche)  "e musica" (tanta).

Buon ascolto

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martedì 14 luglio 2026

25 APRILE 1914

 


Lavorare in studio è bellissimo. E' uno dei "giochi" musicali più divertenti in assoluto che si possano fare. 
Certo, lo studio deve essere buono (e lo era), il tecnico del suono capace (e lo era, oltre ad essere parte integrante del trio) e buono dev'essere il materiale su cui lavorare (e anche qui: lo era).
E' bello calibrare anche le singole note, valutare mood ed intenzione, mettere sulla bilancia anche quei dati difficili da misurare (come la "libidine", l'energia, la commozione, la verità, l'eventuale recita.....). E poi è bello dare il peso agli strumenti e al loro timbro, alla scelta dei suoni, alle parti soliste......
"Il respiro del tempo" è un album particolare, molto diverso da quello che lo seguirà e sul quale stiamo lavorando.
25 aprile 1914 lo rappresenta molto bene, ma ascolterete cose diverse e saremo curiosi e felici di conoscere le vostre opinioni.
Al disco "il respiro del tempo" hanno lavorato come autori Marco Gilardone (per la stra-grande maggioranza dei brani), Lorenzo FullG Bianchi ed Enrico Bagnasco), come strumentisti Marco Gilardone e Andrea Saidu, ospiti Stefano Gilardone e Guido Battaiola. Le voci sono di Lorenzo FullG Bianchi e di Marco Gilardone. 
Mentre il brano che pubblichiamo oggi è cantato da FullG e suonato interamente da Saidu e Gilardone.
Buon ascolto

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