Inserita nel monumentale doppio album The River (1980), "Point Blank" rappresenta uno dei vertici drammatici e letterari della discografia di Bruce Springsteen. Lontana dalle cavalcate epiche e liberatorie di Born to Run, questa ballata cupa e cinematografica stringe l'inquadratura su un dramma intimo, spietato e privo di romanticismo.
Il titolo, che letteralmente significa "a bruciapelo" o "a distanza ravvicinata", funge da metafora centrale del brano. Springsteen non parla di violenza fisica o di armi da fuoco, ma di una violenza ben più subdola: quella della realtà che si abbatte sui sogni di gioventù, annientandoli senza lasciare scampo.
La canzone racconta il tragico disincanto di una donna (e, di riflesso, dell'uomo che la osserva) intrappolata in una vita che non le appartiene, segnata dalla delusione economica ed emotiva. Il "colpo a bruciapelo" è il momento esatto in cui ci si rende conto che il futuro promesso è svanito, sostituito dalla dura lotta per la sopravvivenza quotidiana.
L'introduzione della band, che abbiamo cercato di riprodurre con una certa filologiam è dominata dalle note sospese e malinconiche del pianoforte, che creano un senso di attesa e di vuoto. Il ritmo avanza lento, quasi opprimente, sorretto da una linea di basso profonda.
L'interpretazione vocale è roca, sussurrata nei versi e disperata nel ritornello, quasi a voler comunicare la fatica di chi ha visto troppe promesse infrante (o almeno così vorrebbe essere....;), nella piena consapevolezza della irraggiungibilità dell'originale... ).
Insieme a tracce come Stolen Car o Racing in the Street, Point Blank segna la transizione definitiva del "Boss" verso una scrittura più matura, cruda e vicina al neorealismo americano. È un ritratto spietato della working class, dove la sconfitta non ha nulla di eroico, ma diventa una ferita invisibile e profonda con cui dover convivere.
Un pezzo di puro artigianato narrativo che, a distanza di decenni, conserva intatta la sua devastante forza emotiva.





