E con questa concludiamo il "nostro" BITUSA, rendendo omaggio ad uno dei dischi più belli e importanti (e popolari) di sempre, nonché al nostro gruppo omaggio, esperienza grandiosa, per molto tempo vivente esempio della condivisione del Verbo springsteeniano con lo spirito giusto: il rock è una cosa divertente, ma è anche una cosa seria.
E ce l'abbiamo messa tutta (tutta quella che avevamo, che potevamo....), e penso che anche da questo album live si senta.....
Ora due parole sul pezzo:
Se Born in the U.S.A. è spesso ricordato per i suoi inni rock monumentali e i sintetizzatori squillanti, "My Hometown" rappresenta il cuore pulsante, intimo e malinconico del disco. È il perfetto contraltare alla title track: laddove quella urla di rabbia, questa sussurra di nostalgia e rassegnazione.
Musicalmente, il brano si poggia su un arrangiamento volutamente minimale. Un giro di basso profondo, una batteria dal ritmo ipnotico e costante, e tastiere avvolgenti che creano un'atmosfera sospesa, quasi cinematografica. La voce di Springsteen è calda, priva di graffio rock, ma carica di una profonda e dolorosa saggezza.
Il testo è un vero e proprio cortometraggio in tre atti che racconta la parabola di Freehold, New Jersey (la città natale del Boss), elevandola a simbolo di ogni provincia americana.... qui c'è tutto:
L'infanzia: Il ricordo nostalgico del padre che, fiero, mostra la città al figlio dal finestrino di un'auto.
La crisi: Le tensioni razziali degli anni '60 e il successivo declino economico degli anni '80, con le fabbriche che chiudono e i negozi del centro sbarrati.
Il ciclo che si ripete: Il finale in cui il protagonista, ormai adulto e rassegnato all'idea di dover abbandonare quel luogo per sopravvivere, prende in braccio suo figlio e gli dice, esattamente come fece suo padre: "Questa è la tua città natale".
Il dettaglio vincente: Springsteen non giudica mai. Racconta la desertificazione industriale e sociale con gli occhi di chi ama profondamente quei marciapiedi, rendendo il pezzo una ballata universale sulla perdita dell'innocenza e sul legame indissolubile con le proprie radici.In conclusione
"My Hometown" è di fatto un saggio socio-politico travestito da ballata pop-rock. Chiudere un album popolarissimo e "rumoroso" con una nota così intima e dolente è stata la mossa che ha consacrato Springsteen non solo come una popstar globale, ma come il vero poeta della working class americana. Un capolavoro di squisita amarezza.
buon ascolto:

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