lunedì 29 giugno 2026

Hungry Heart !

Se si dovesse scegliere un singolo brano per spiegare la straordinaria capacità di Bruce Springsteen di nascondere un abisso di malinconia esistenziale sotto una carrozzeria pop scintillante ed energica, quel brano sarebbe senza dubbio "Hungry Heart".

Pubblicato nel 1980 come singolo trainante del monumentale doppio album The River, il pezzo segnò una svolta commerciale cruciale nella carriera del Boss, diventando il suo primo grande successo da Top 5 nella classifica Billboard Hot 100.

La genesi del brano è ormai leggenda: Springsteen lo aveva inizialmente scritto per i Ramones dopo aver incontrato Joey Ramone a un concerto ad Asbury Park. Tuttavia, una volta ascoltato il potenziale del pezzo, il produttore e manager Jon Landau convinse Bruce a tenerlo per sé. Fu una scelta decisamente opportuna e azzeccata.



Musicalmente, "Hungry Heart" è un vibrante tributo al pop-rock degli anni '60, influenzato dalle produzioni di Phil Spector, dal sound della Motown e dalle armonie dei Beach Boys. Il piano saltellante di Roy Bittan e il sassofono avvolgente di Clarence Clemons trascinano l'ascoltatore in un ritmo irresistibile, arricchito dai cori (non accreditati ma inconfondibili) di Mark Volman e Howard Kaylan dei Turtles. Per rendere la traccia ancora più radiofonica e "fresca", la voce di Springsteen venne leggermente accelerata in fase di mixaggio, conferendole un timbro insolitamente giovanile e spensierato (questa, personalmente, l'ho sempre trovata una scelta discutibile).

Ma il vero colpo di genio risiede nel contrasto lirico. Dietro quel ritmo travolgente che fa battere il piede sin dalle prime note, si cela la storia di un uomo che abbandona tutto — moglie, figli e una vita stabile a Baltimore — per inseguire un'irrequietezza impossibile da placare. L'incipit è folgorante nella sua crudezza narrativa: "Got a wife and kids in Baltimore, Jack / I went out for a ride and I never went back".

Il fulcro del brano risiede nel celebre ritornello, preso in prestito da un verso del poema Ulisse di Alfred Tennyson: "Everybody's got a hungry heart" (Tutti hanno un cuore affamato). Springsteen non giudica il suo protagonista; ne fotografa la vulnerabilità. È la descrizione di quella fame cronica di vita, d'amore, di cambiamento o forse semplicemente di fuga, che accomuna ogni essere umano. Quella spinta irrazionale che fa terra bruciata del passato pur di riempire un vuoto interiore.

In poco più di tre minuti, "Hungry Heart" condensa la grande magia della scrittura springsteeniana: una canzone che si può ballare a squarciagola in uno stadio colmo di gente — come dimostra la tradizione live in cui il Boss lascia cantare l'intera prima strofa al pubblico — ma che, se letta nel silenzio della propria stanza, suona come una confessione intima, amara e straordinariamente lucida sulla natura umana. Un capolavoro di pop tragico e perfetto.

Dal punto di vista musicale e "nostro".

Beh, abbiamo dedicato ad Hungry Heart il nome del gruppo tributo col quale, per 12 splendidi anni, abbiamo "cavalcato" parecchi palchi portando in giro il Verbo del Boss....; quindi, è a dir poco ovvio che sia un pezzo che amiamo moltissimo. Per il vero io suono questo brano dal 1991, quando coi Bourbon's suonavo la batteria e cantavo (oggi penso che rischierei il ricovero dopo 3 pezzi......)

Divertente da suonare e cantare, ha quel senso di epicità che si sprigiona ad ogni nota. Un brano a dir poco esaltante.

Buon ascolto (la versione che sentite è tratta da un bel concerto degli HH, circa a metà anni '10, con qualche "aggiuntina" attuale....)

ascolta su soundcloud 



tdk80 live at Palazzo Ducale creuza de ma' - Video

 


E' stato un momento folle e magico, da orchestrale e da kamikaze. 

Una sconsiderata buona fede, insensatezza pura: davanti a un pubblico di genovesi doc, nell'ambito di un evento privato, sulle terrazze del palazzo ducale, andare a fare "creuza de ma'".....

E uscirne, concedetemi "l'angolo autocentrato" , con alcuni bellissimi complimenti, quali "neanche a Genova la pronunciano così bene ", "era perfetta" e via sviolinando (senza alcun motivo per farlo che non potesse essere la verità, penso.....)

Quindi godiamoci in pieno questa soddisfazione, questa piccola grande vittoria in una cosa che è tutto tranne che una guerra, che ci fa sentire Genova, una città che già amiamo profondamente, ancora un po' più nostra......



martedì 23 giugno 2026

i misteri musicali di quasi fine giugno


 

MC music diffonde oggi questa foto misteriosa....una nuova canzone? parrebbe..... Sulla resistenza?!? Le date non tornano... Ma cos'è successo il 25 aprile del '14?

Pian piano si scoprirà tutto. 

Quello che possiamo fare è confermare che si tratta di una canzone inedita targata TrioQuater, primo singolo del primo disco del TrioQuater, di produzione MC Music, dall'ingresso "in formazione" del sottoscritto FullG...

Tenete d'occhio il Blog e le pagine FB (Lorenzo Bianchi e RAdio FullG)....: novità a breve 

baci

LB e MG

domenica 21 giugno 2026

due cani e la Luna


Ritorniamo, in attesa di nuovo (e imminente) materiale inedito, su quello che sicuramente è il nostro brano più "popolare", eseguito più volte dal vivo e sempre molto apprezzato.

Nel video di youtube c'è anche il testo, mentre su soundcloud c'è un leggero nuovo remixaggio.

Un brano che, dopo qualche anno, ci piace ancora molto.

E rinnoviamo i ringraziamenti a Riccardo Guasco per la splendida copertina.

Buon ascolto

ascolta due cani su soundcloud   



sabato 20 giugno 2026

tdk80 2026: le date!

 


09.01.2026 - società operaia Casalnoceto (al) 

21.02.2026 - Wally's pub Tortona

24.04.2026 - società Sarezzano (AL)

11.06.2026 - Fermento - Tortona

27.06.2026 - terrazze palazzo ducale - Genova

09.07.2026 - piazza annunziata  Tortona

28.08.2026 - la Colombera - Tortona

12.09.2026 - cascina Montagnola

17.09.2026 - Fermento - Tortona

05.12.2026 - teatro civico - Tortona

martedì 16 giugno 2026

loose ends

                                                                     foto di copertina: FullG
 

Loose Ends è uno di quei piccoli miracoli springsteeniani che ci ricordano quanto fosse incredibile la vena creativa di Bruce tra il 1979 e il 1980. È il classico brano che, per quasi chiunque altro, sarebbe stato il pezzo forte di un album, mentre per lui è rimasto per anni un "outtake" (uno scarto), vedendo la luce ufficialmente solo nel 1998 con il box set Tracks.

Registrata durante le sessioni di The River, la canzone cattura perfettamente quel suono "E Street Band" al suo apice:

  • Il Suono: È dominato dal glockenspiel e dall'organo di Danny Federici, che le conferiscono quell'atmosfera luminosa, quasi da "muro del suono" di Phil Spector, ma con un'energia rock più asciutta.

  • Il Tema: Come suggerisce il titolo, parla di "fili sospesi". È una cronaca amara della fine di una relazione dove la comunicazione si è interrotta. Il contrasto tra la musica trascinante e il testo malinconico è una tecnica già utilizzata più volte dal Boss, sempre spiazzante, sempre efficace.

Molti fan e critici si chiedono ancora come sia stato possibile escluderlo da The River. Bruce lo considerava forse "troppo pop" , in linea con altri brani del disco (come Hungry Heart o The Ties That Bind?). Di fatto in The River c'è ben di peggio.....: qui la potenza del ritornello e l'urgenza della voce rendono Loose Ends uno dei suoi migliori pezzi rock degli anni '80.

Ma il Boss lo sa....altrimenti non avrebbe iniziato alcuni concerti appunto con questo brano (vedi l'indimenticabile concerto di Torino....l'ultimo di Clarence dalle nostre parti....)

"It's a mistake to think that the ones that didn't make the cut weren't good enough. Often, they just didn't fit the story I was telling at that moment." — Bruce Springsteen sulla scelta degli outtakes.

ascolta su soundcloud  



domenica 14 giugno 2026

My Hometown

 


E con questa concludiamo il "nostro" BITUSA, rendendo omaggio ad uno dei dischi più belli e importanti (e popolari) di sempre, nonché al nostro gruppo omaggio, esperienza grandiosa, per molto tempo vivente esempio della condivisione del Verbo springsteeniano con lo spirito giusto: il rock è una cosa divertente, ma è anche una cosa seria.

E ce l'abbiamo messa tutta (tutta quella che avevamo, che potevamo....), e penso che anche da questo album live si senta.....

Ora due parole sul pezzo:

Se Born in the U.S.A. è spesso ricordato per i suoi inni rock monumentali e i sintetizzatori squillanti, "My Hometown" rappresenta il cuore pulsante, intimo e malinconico del disco. È il perfetto contraltare alla title track: laddove quella urla di rabbia, questa sussurra di nostalgia e rassegnazione.

Musicalmente, il brano si poggia su un arrangiamento volutamente minimale. Un giro di basso profondo, una batteria dal ritmo ipnotico e costante, e tastiere avvolgenti che creano un'atmosfera sospesa, quasi cinematografica. La voce di Springsteen è calda, priva di graffio rock, ma carica di una profonda e dolorosa saggezza.

Il testo è un vero e proprio cortometraggio in tre atti che racconta la parabola di Freehold, New Jersey (la città natale del Boss), elevandola a simbolo di ogni provincia americana.... qui c'è tutto:

  • L'infanzia: Il ricordo nostalgico del padre che, fiero, mostra la città al figlio dal finestrino di un'auto.

  • La crisi: Le tensioni razziali degli anni '60 e il successivo declino economico degli anni '80, con le fabbriche che chiudono e i negozi del centro sbarrati.

  • Il ciclo che si ripete: Il finale in cui il protagonista, ormai adulto e rassegnato all'idea di dover abbandonare quel luogo per sopravvivere, prende in braccio suo figlio e gli dice, esattamente come fece suo padre: "Questa è la tua città natale".

Il dettaglio vincente: Springsteen non giudica mai. Racconta la desertificazione industriale e sociale con gli occhi di chi ama profondamente quei marciapiedi, rendendo il pezzo una ballata universale sulla perdita dell'innocenza e sul legame indissolubile con le proprie radici.In conclusione

"My Hometown" è di fatto un saggio socio-politico travestito da ballata pop-rock. Chiudere un album popolarissimo e "rumoroso" con una nota così intima e dolente è stata la mossa che ha consacrato Springsteen non solo come una popstar globale, ma come il vero poeta della working class americana. Un capolavoro di squisita amarezza.

buon ascolto:

ascolta su soundcloud